Ti va di parlare della base multichannel?

Iniziamo dalla base: il multichannel non ha una definizione univoca, è vero.

Ma è anche vero che non può essere altro che un modello di comunicazione del marketing che usa una pluralità di canali in modo efficace e sincrono basati sui bisogni o gusti del consumatore.

Quindi se lo vuoi vedere dal lato industriale, è il modo per comunicare il tuo prodotto al meglio declinando il key message sui canali affinché abbiamo un maggiore impatto e tu venda di più.

Se lo vuoi vedere dal lato del cliente possiamo dire che il modo meno fastidioso di ricevere informazioni abbastanza utili dalle aziende su cose che dovrebbero in qualche modo interessarti.

Ora da queste brevi definizioni è di tutta evidenza che per attivare un buon multichannel, senza voler esagerare troppo nei tecnicismi, occorre capire i bisogni ed i comportamenti del mio potenziale consumatore per poter orientare i messaggi giusti ai target giusti.

Conoscere quindi è la chiave per comunicare bene.

Se mi lasciate passare questa, potrei dire che per fare colpo su una persona sarebbe bene conoscere le sue abitudini ed interessi, per potermi relazionare nel modo migliore. E sarebbe magia pratica poterlo fare al volo in discoteca al buio con le luci stroboscopiche. Mentre è molto più facile se a presentarci è un comune amico a cui rivolgermi per saperne di più su ciò che potenzialmente potrebbe unirci. È facile che se frequento un corso di tango potrò ben trovare pari appassionati, e così un corso di vela o di alpinismo. Un poco meno se frequentiamo una palestra in comune, ancora meno se ci incontriamo in metro. Solo scoprendo i gusti e gli interessi potrò rivolgermi in modo consono e trovare qualcosa da condividere, quindi avere successo nel creare relazione.

Ecco il primo punto del multichannel.

Conoscere l’interlocutore. Qui sfido chiunque a battere facebook.

L’impressionante sequenza che scopro ogni volta che consulto la pagina di facebook che mi mostra i miei interessi non solo mi sorprende, ma a volte ho il fondato timore che fb conosca me più di quanto io stesso penso di conoscermi. Mi verrebbe da pensare che per conoscere i miei interessi l’unico modo è andare sul mio profilo fb.

Questo può accadere perché ovviamente il profilo di un consumatore è rilevabile dalle proprie scelte. In qualche film ho visto rovistare nella spazzatura per scoprire il profilo dell’obiettivo, e certamente sono certo se ne possa ricavare molte informazioni.

Noi di Merqurio abbiamo un altro metodo. Basato semplicemente sul comportamento online + le domande dirette. Riusciamo quindi a connettere, grazie ai sistemi di chiave unica di DrClick, i dati online dei medici con i dati offline per trarre delle informazioni di interesse e comportamento.

… Dobbiamo dare un nome al servizio di mappe

Queste mappe dei medici sono preziose, perché permettono di sapere non solo le ovvie specializzazioni, ma soprattutto a chi rivolersi affinché il proprio messaggio giunga a destinazione. Quindi oggi non serve comprare un db dei medici specialisti, se non si è sicuri che questi siano quelli giusti. Provo ad esemplificare.

Volete i diabetologi? Sarà difficile se non avete la mappa dei medici giusti. Volete gli epatologi? Sarà difficile se avete solo un elenco di medici gastroenterologi.

Quello che ogni giorno noi facciamo è elaborare un nostro processo di conoscenza, basato sulla interazione con gli altri. C’è chi lo fa di più e chi lo fa meno ma chi deve fare colpo, chi deve vendere, chi fa l’informatore farmaceutico, chi ha forti relazioni con gli altri per motivi professionali deve sviluppare un forte senso per la comprensione dell’interlocutore. Sulle informazioni che riesce a cogliere dirà le parole giuste ed avrà gli atteggiamenti giusti per avere successo, quindi vendere di più.

Intercettare la persona potenzialmente interessata, ingaggiarla e portarla all’acquisto con le parole giuste. Questo è la base del multichannel.

Vincono le locuste

Scusate se vi parlo di finanza, ma mi piacerebbe condividere alcune riflessioni che ho fatto in questi giorni. Anzi, una breve ricerca partendo dai fatti.

La Grecia ha circa: 10mio popolazione, un Pil di 301.000 miliardi per 27.000 euro di reddito pro capite annuo

L’Italia ha circa 60 mio popoloazione, un Pil di 2 mio miliardi per 33.000 euro di reddito pro capite annuo

La Germania: ha circa 80 mio popoloazione, un Pil di 3,5 mio miliardi per 43.000 euro di reddito pro capite annuo

L’Argentina, nell’anno della crisi e della svalutazione era 37 mio popolazione, un Pil di 102 miliardi per un reddito di 3.000 euro pro capite annuo.

Il problema della grecia è dei greci, che oggi non sono consapevoli di cosa comporta una svalutazione ed una uscita dall’euro: probabilmente il reddito pro capite annuo potrebbe per i prossimi anni nel loro paese essere paragonabile a quello argentino nella crisi, ovvero 10 volte inferiore a quello attuale.

Il problema è forse dell’Italia che ha una immagine all’estero di scarsa stabilità, anche se il Pil greco è quello di 5 milioni di abitanti di una area produttiva italiana.

Il problema non è europeo, in quanto il Pil greco nell’eurozona è inferiore all’1%.

Ma il mio punto di vista è che la svalutazione greca consentirà ancora una volta alle locuste finanziarie di vincere, queste non investono in attività produttive ma muovono capitali per divorare ciò che è più debole, partendo dal basso e, diventando sempre più forti e potenti, passano a bruciare ciò che c’è più in alto, e poi più in alto ancora. Sempre più grasse e forti, sempre più determinate e potenti.

L’articolo settimanale di Walter Riolfi sul Sole24Ore: siamo fuori dagli interessi finanziari in quanto gli investitori hanno già deciso che la Grecia va fuori dall’Euro e hanno già deciso che la BCE non è abbastanza forte.

Il profitto finanziario oggi così ricco assorbe investimenti produttivi e mercantili e tutto il mondo diventa più povero.

Meno investimenti, più leve finanziarie: i ricchi più ricchi,  i poveri più poveri.